Vera(mente) Torino: le penne Aurora
La nostra guida Vera ci racconta le curiosità e le caratteristiche della città di Torino
"La penna è la lingua dell'anima" scriveva Miguel de Cervantes. Lo sa bene l'azienda torinese Aurora, produttore di carta, articoli in pelle, ma soprattutto penne stilografiche. Attenzione: non semplici strumenti di scrittura, bensì accessori eleganti e ricercati.
Ma scopriamo insieme la storia di questo brand, un altro esempio della creatività piemontese.

Credits from auroraopen.it
Siamo nel 1919, pochi mesi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, quando Isaia Levi - un industriale ebraico - apre a Torino la fabbrica italiana penne a serbatoio Aurora. Il nome Aurora simboleggia l'inizio - così come l'aurora segue la notte - di un nuovo giorno dopo la lunga e dolorosa guerra. La fabbrica aveva la sede nel centro storico della città, in via Basilea 9, il quartiere che oggi chiamiamo quadrilatero romano.
Per penne a serbatoio si intende le nostre attuali penne stilografiche, oggetti inventati circa a metà dell'Ottocento, ma che vengono sviluppati meglio tra il 1883-1884.
L'azienda Aurora piace quasi subito ai Torinesi e poi agli Italiani in generale, grazie alla qualità nella sua realizzazione, all'innovazione tecnologica, e alle efficaci campagne pubblicità che coinvolgono personalità di spicco di quel periodo come Carlo Biscaretti di Ruffa, meglio noto come l'ideatore del Museo dell'Automobile di Torino, oltre che figlio di Roberto, uno dei fondatori della Fiat nel 1889. Negli anni Trenta, la diffusione delle penne Aurora supera i confini nazionali: nel 1932, infatti, viene firmato un accordo di collaborazione commerciale con l'azienda francese Edacoto, che produce matite meccaniche. Nasce così un penna che è un duo tra una matita e una stilografica. Altri modelli degni di nota sono l'Asterope, nato nel 1934, primo esempio di penna stilografica senza il cappuccio, oppure la Etiopia, introdotta nel mercato nel periodo di guerra condotta dal regime fascista contro il paese africano negli anni Trenta (1935-1936). Nello stesso periodo viene lanciata anche una penna per i più piccoli, la Topolino, così le penne Aurora entrano tra i banchi di scuola
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la situazione però peggiora: l'azienda Aurora fa fatica a trovare le materie prime, e i massicci bombardamenti distruggono completamente la fabbrica nel 1943, che allora si sposta nella periferia Nord della città - Settimo Torinese per intenderci - dove si trova ancora oggi. Ma, Aurora non si arrende e dopo la fine della guerra nel 1947 lancia un nuovo modello di penne, l' Aurora 88, disegnata da un famoso designer italiano Marcello Nizzoli. Un grande successo arriva con il modello Duocart in cui le cartucce per l'inchiostro vengono realizzate in materiale plastico in duplice copia (progettate dal futuro premio Nobel per la chimica Giulio Natta), in modo tale da non usare più il calamaio (quel piccolo bicchiere con l'inchiostro all'interno).
Arriviamo ai giorni nostri, nel 2016 grazie all'associazione Aurea Signa, e con il sostegno di privati e della comunità europea, apre l'Officina della scrittura, primo museo al mondo dedicato al segno e alla scrittura. Si possono ammirare gli attrezzi del mestiere: dal papiro al tablet, ma soprattutto le 13 Regine, ovvero le penne con cui sono stati firmati documenti importanti nella storia degli ultimi cento anni d'Italia. Non solo, all'Officina si tengono laboratori e workshop dedicate all'arte della bella scrittura.
In concusione, I Latini dicevano: "Verba volant, scripta manent" (le parole volano, quelle scritte rimangono), ecco anche le penne Aurora - con ben 101 anni di storia - restano ancora oggi oggetti preziosi.
