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Vera(mente) Torino: La colazione

 

 

La nostra guida Vera ci racconta le curiosità e le particolarità della città di Torino.

Partiamo dalle cose semplici e quotidiane: la colazione.

A Torino la colazione è dolce, molto dolce. Prendere un caffè è riduttivo: c'è il Bicerin, in dialetto piemontese "piccolo bicchiere". La ricetta è segreta, si conoscono gli ingredienti ma non la loro combinazione: miscela di cacao, caffè e latte intero. Il rituale voleva che i tre ingredienti venissero serviti separatamente. C'erano tre varianti: pur e fior (l'odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), 'n poc d' tut (ovvero un po' di tutto) con tutti e tre gli ingredienti miscelati. Questa è stata poi la versione ad avere più successo e a  prevalere sulle altre. Il tutto veniva accompagnato da dei "bagnati", dolcetti artigianali di ben 14 specie diverse.

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Il famoso Bicerin

 

Il Bicerin era molto amato da Alexander Dumas e da Pablo Picasso. Lo scrittore americano Hemingway riteneva che il Bicerin fosse una delle cento cose che lo avrebbe salvato. Il politico italiano Camillo Benso Conte di Cavour - artefice dell'unificazione d'Italia - lo beveva nel primo tavolino a destra del bar "Al Bicerin", locale storico del 1763 nella piazza della Consolata, mentre aspettava che la famiglia reale uscisse dalla chiesa. Lo scrittore Umberto Eco ha ambientato una scena del suo romanzo "Il cimitero di Praga" proprio in questo locale di Torino.

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Caffè Al Bicerin, in piazza della Consolata

 Oltre al Bicerin, altra delizia torinese è il Marocchino: non si stiamo parlando di un semplice cappuccino con il cacao sopra, ma di caffè più una spolverata di cacao, schiuma di latte e altro cacao. Il nome Marocchino deriva dal Marocco, un tipo di pelle usata come fascia per cappelli molto di moda negli anni 30 di color marroncino chiaro, proprio come quello della bevanda.

Inoltre, una  leggenda vuole che anche lo Zabaione sia nato in Piemonte. Si narra che Fra' Pasquale de Baylon (1540-1592), un prete del terzo ordine dei francescani, lo inventò per caso mentre si trovava a Torino, unendo uova e zucchero al vino di Cipro.  Questo frate era molto famoso e ricercato fra le signore torinesi del '500. Secondo la leggenda, le donne che avevano problemi sotto le lenzuole con i mariti si facevano prescrivere la ricetta dello Zabaione per le sue proprietà afrodisiache. Il successo fu così grande che la ricetta venne tramandata di madre in figlia.

Ma cosa mangiamo insieme a tutte queste bevande calde? 

Torino con oltre 400 laboratori è famosa per la sua pasticceria fresca e secca. Citiamo solo alcuni dolci tipici come la Bignola (bignè) piccolissime e ripiene di creme profumate e ricoperte di glassa colorata, oppure la torta cittadina, la Giandujada fatta con nocciole e mandorle, con una colata di pasta Giandujotto e decorazioni pralinate.

Dunque per provare una vera colazione torinese, oltre Al Bicerin, c'è ad esempio il caffè Florio in via Po, inaugurato nel 1780. Per tutto l'800 è stato frequentato dall'aristocrazia e dalla classe dirigente, tanto che Carlo Alberto di Savoia - prima di iniziare le udienze -  chiedeva che cosa si dicesse tra i tavolini del Florio. Oppure c'è il caffè Platti, aperto nel 1875, in corso Vittorio Emanuele II - 10 minuti a piedi dalla nostra scuola - tra i locali preferiti dello scrittore piemontese Cesare Pavese.